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Beppe Guilizzoni: una vita nel baseball

29-12-2011 09:14 - Novara
Beppe Guilizzoni nel 2010 durante una premiazione
Non è facile incontrare un personaggio che, nell´ambito del proprio sport, abbia svolto un ruolo importante come quello che Beppe Guilizzoni ha svolto nel baseball. Soltanto per elencare ciò che ha fatto come giocatore, allenatore, manager, gli incarichi e i riconoscimenti che ha avuto, in Italia e nel mondo, lo spazio che questo articolo occupa non sarebbe sufficiente. Incontrarlo è stata l´occasione per affrontare una varietà così ampia di aspetti del baseball che, per chi come il sottoscritto conosce solo superficialmente tale sport, è piuttosto difficile stendere un articolo che presenti adeguatamente il personaggio e gli argomenti oggetto di discussione. Mi limiterò quindi a esporre quegli aspetti che mi sono sembrati più importanti o più curiosi.
Beppe Guilizzoni, nato nel 1938, ha vissuto fino al 1965 a Milano, nel quartiere "cinese", per l´esattezza in Via Morazzone. Da ragazzino vide il film americano del 1949 "Quando torna primavera", che presentava diverse fasi di un gioco sconosciuto ai più in Italia. Con un gruppo di coetanei decise di provare a giocare a baseball, cercando di indovinarne le regole, in base a quanto visto nel film. Teatro di quei tentativi era lo spiazzo creato da un cinema crollato per i bombardamenti bellici e non ancora ricostruito; gli attrezzi: una palla da tennis, un matterello da cucina e, come guanto, il copertone di un pallone da calcio. Un giorno, un signore che passava in bicicletta e che giocava in una delle pochissime squadre italiane esistenti, si fermò a guardare quei tentativi: spiegò le regole, procurò gli attrezzi veri del gioco e fu il primo allenatore della squadra che quei ragazzi costituirono e che fu chiamata "Leprotti". I Leprotti parteciparono ad alcuni campionati, vincendo consecutivamente la serie C, la B e furono promossi in A, restando imbattuti per oltre due anni. Quando la squadra si sciolse, sei suoi giocatori passarono alla Pirelli Milano: tra questi Beppe, che vi disputò altri campionati della top league nazionale.
Nel 1965 l´azienda presso cui Beppe lavorava chiuse la propria sede di Milano e trasferì a Novara i propri dipendenti. Beppe accettò il trasferimento e si sposò. Ma il baseball a Novara non esisteva e questa mancanza gli pesava. Inserì allora, nell´autunno 1967, un annuncio sulla Gazzetta del Popolo, con il quale cercava ragazzi interessati a praticarlo. Risposero in nove e su quei nove Beppe, per un certo tempo giocatore e allenatore, iniziò a lavorare per farne dei giocatori veri, che avevano come campo il Centro Sociale di Viale Giulio Cesare. Il suo lavoro, agevolato anche dalle sponsorizzazioni, diede buoni frutti, tanto che il Novara Baseball, dopo avere iniziato dalla serie D nel 1968, fu promosso in C nel ´70, in B nel ´73 e nel ´76 disputò il suo primo campionato di serie A. Il campo di Viale Giulio Cesare non era però adeguato a questo campionato e la squadra fu costretta per qualche anno a giocare le partite interne in altre sedi (Bollate, Milano e Torino). Finalmente nel 1979 fu inaugurato a Novara il campo Provini, trasformato in stadio solo nel 1988. In serie A il Novara Baseball disputò (con due retrocessioni intermedie) ben 13 campionati fino al 1994, conquistando due Coppe Italia e partecipando ad altrettante Coppe europee delle Coppe. Di quella società, che contava su quattro squadre distinte in base all´età dei giocatori, Beppe fu general manager dal 1968 al 1994. Il fiore all´occhiello del Novara Baseball è stato Claudio Liverziani, il miglior giocatore italiano della sua generazione, che per alcuni anni disputò anche campionati professionistici negli Stati Uniti. Fu allestita anche una squadra femminile, e quindi di softball, la cui capitana era Natalia Bandi, attualmente iscritta alla sezione UNVS di Novara, e che diede alla nazionale alcune giocatrici, tra cui Adelia Valencich. Tale squadra, staccatasi poi dal Novara Baseball, ottenne risultati lusinghieri, anche grazie a un´importante sponsorizzazione.
Il lavoro svolto a Novara segnalò Beppe Guilizzoni alla FIBS (la Federazione Italiana Baseball e Softball) e nel 1973 iniziò la sua carriera internazionale, che da allenatore della nazionale juniors lo portò fino al ruolo di manager di quella seniors, che ricoprì negli anni 1979, 80 e 81. Sotto la sua guida, la squadra giovanile colse due titoli di campione d´Europa, mentre quella maggiore ne conquistò uno, oltre a un prestigioso 5° posto ai Campionati del Mondo di Tokyo del 1980. Per quattro anni (1985-88) fu poi manager delle squadre nazionali spagnole, portando la massima nazionale di quel paese - tradizionalmente la terza forza europea, dopo Olanda e Italia - a un terzo posto continentale e a un decimo mondiale. Verso la fine degli anni ´90, su incarico della Major League, ha svolto attività di promozione del baseball in Portogallo, Slovenia, Croazia, Ungheria e Spagna, curando anche le nazionali dei primi due tra questi paesi. Attualmente ricopre alcuni incarichi prestigiosi, fra cui quello di membro della Commissione Tecnica della Federazione Internazionale, del Consiglio Direttivo della FIBS, dell´Associazione Americana Allenatori. Fa inoltre parte, come rappresentante di Europa, Medio Oriente e Africa, del Consiglio di Amministrazione della Little League International, un organismo che gestisce 3.200.000 ragazzi di tutto il mondo, di età compresa tra 7 e 18 anni.
Gli ho chiesto perché, all´inizio di ogni inning, i giocatori effettuino lanci di prova per un tempo non breve, che personalmente trovo fastidioso. Mi ha risposto che recentemente sono entrate in vigore norme che limitano tali lanci; che un lanciatore, dopo una sosta, deve scaldare il braccio; e, soprattutto, che questi spazi vengono utilizzati dalle TV americane per la pubblicità. Il baseball è infatti uno sport professionistico che prima degli altri si è confrontato con le esigenze delle televisioni e degli sponsor. Tra le esperienze avanzate, che potrebbero essere seguite in futuro dagli altri sport professionistici, mi ha citato il caso dell´Italian Baseball League, un campionato "commerciale" che, ricalcando quanto avviene da tempo in USA, è partito nel 2010 in Italia, per ora unico paese europeo. Tale campionato è costituito da due divisioni di otto squadre ciascuna. Ogni società - o coppia di società consorziate allo scopo - partecipa con due squadre: quella di giocatori più esperti gioca nella prima divisione, quella dei più giovani nella seconda. Ma i giocatori - esclusi quelli stranieri - possono giocare indifferentemente in una o nell´altra squadra. Questa novità consente di far maturare i giovani più rapidamente e di recuperare giocatori reduci da infortuni. Il calcio spagnolo da qualche anno pratica un meccanismo analogo e i giovani che ha prodotto sono sotto gli occhi di tutti. Una caratteristica essenziale è costituita dal fatto che questo torneo non prevede promozioni e retrocessioni, ma richiede "crediti" per esservi ammessi, sotto forma di strutture, serietà e storia societaria e collocazione geografica. La mancanza di promozioni e retrocessioni consente alle società di realizzare progetti pluriennali e Guilizzoni non ritiene che elimini la meritocrazia; questa è già assente nello sport professionistico tradizionale, nel quale la vittoria premia di fatto chi ha i maggiori mezzi economici, senza riguardo agli investimenti in strutture e giovani. In Italia continua peraltro a essere praticato un campionato parallelo, con le regole tradizionali. L´unica società con sede a nord del Po che partecipa all´Italian Baseball League è il Novara Baseball.

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