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Le altre bianche casacche di Betty Serazzi

26-01-2013 19:23 - Vercelli
"LE ALTRE BIANCHE CASACCHE", OVVERO LA STORIA DELLA SCHERMA VERCELLESE
A CURA DI BETTY SERAZZI

Con il sottotitolo "gli anni ´Sessanta della scherma vercellese" Betty Serazzi, figlia di uno dei più importanti poeti vercellesi del ´900, ha recentemente portato a termine una sua importante opera ovvero il libro, stampato da Gallo, dal titolo "LE ALTRE BIANCHE CASACCHE" che descrive con tanti minimi particolari la storia della prestigiosa scherma vercellese proprio negli anni Sessanta. "Si tratta - afferma Betty, nostra associata all´UNVS presso la locale sezione di Vercelli sotto la presidenza di Piero Francese - di un vero e proprio documento storico di questo importante sport che tante glorie ha portato al nostro territorio nel periodo compreso tra il 1963 ed il 1970, in quel periodo di tempo in sostanza che ha fatto da trait d´union tra i grandi campioni del passato come Bertinetti e quelli più attuali come Randazzo".
La passione per lo sport e per la scherma in Betty Serazzi ha fatto capolino molto presto: è stata portata in palestra dal papà a soli 6 anni dove fu impostata dal maestro Francesco Visconti e, dopo anni di ginnastica e di rifinitura con il fioretto, unica arma ammessa allora per le femmine, ha poi iniziato a gareggiare a 12 anni con notevoli risultati e con il nuovo maestro Sandro Garzola passato alla scherma dalla lotta greco - romana. Tre volte Campionessa Regionale juniores e giovani, poi soprattutto ottenne la vittoria nei Regionali Assoluti di Fioretto nel 1970 e, l´anno successivo, in coppia con lo sciabolatore patavino Franco Ferraro, riuscì a conquistare la vittoria in un importante torneo a livello nazionale. In quegli anni scendevano in pedana schermitrici storiche del calibro di Antonella Ragno, della Masciotta e della Colombetti: fu proprio in una gara di Coppa Europa che Elisabetta Serazzi riuscì a battere quest´ultima allora Campionessa del Mondo.
Il libro è composto di 240 pagine con un centinaio di interessanti descrizioni, la sala, gli spogliatoi, i maestri, i primi anni, la vita di sala ( significativo il passaggio che oggi sarebbe molto utile a tanti atleti anche di livello: "Il maestro aggiorna il diario delle gare e Sergio Cavalletti, custode dello stadio, ma anche nostro armaiolo, mette a punto le armi ed i passanti - fili elettrici che servono a dare corrente all´arma durante gli assalti - mentre noi, chiusi negli spogliatoi, sfruttiamo il tempo che precede l´allenamento per condividere le confidenze ed i nostri primi grandi problemi. Poi scendiamo in sala e da quel momento diventiamo atleti veri, pronti a qualsiasi sacrificio"), le armi, le gare, echi di scherma vercellese sulla stampa locale e nazionale ( es. Cipriani e Muzio veri protagonisti ai tornei internazionali di Rimini), i ritratti ( "Il travolgente Cip", "Il silenzioso Pucci", "La dolce Diana", "La mia amica Stella"), quindi documenti e curiosità, tra cui "perché scegliere la scherma oggi? Perché stimola l´intuito e la concentrazione, aumenta il controllo motorio, acuisce la percezione del corpo nello spazio, aumenta la stabilità emotiva e l´autocontrollo, per chiudere, dopo 80 riproduzioni di fotografie originali, con il capitoletto "Un ultimo pensiero dalla pedana" che riportiamo nella sua parte finale: "Non è detto che vinca sempre il più bravo. Per fare scherma servono concentrazione, forza, resistenza fisica, velocità, ma anche coraggio e fiducia in se stessi. Vince chi riesce a controllare queste doti ed a sopraffare le emozioni. Ma, cessato lo sforzo, terminata la sfida e sollevata la maschera, non rimane nello sguardo di chi ha vinto alcune luce di prepotenza, né sul volto di chi ha perso rancore o ribellione. E´ riconoscersi reciprocamente nel personale valore: quello che si chiama "cavalleria".
Grazie Betty per il tuo contributo e per il tuo sforzo quanto mai attuale nella speranza ( che non sia una pia illusione ) che alcuni valori degli anni Sessanta possano ritornare a prevalere nel nostro sport e nella nostra società malata che, non avendo grandi punti di riferimento, non si rende conto di esserlo.



Andrea Desana - Delegato UNVS Piemonte e Valle d´Aosta




Fonte: Delegazione Regionale Piemonte e valle d´Aosta
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